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«A Cadeo sì alla sicurezza ma nel rispetto di leggi e privacy»

Il sindaco Bricconi: «Sappiamo bene tutti che la sicurezza è una delle questioni che ci tocca più da vicino ma dobbiamo ricordarci che come semplici cittadini non siamo gli organi preposti ad occuparci di ordine e sicurezza»

Immagine di repertorio

«Il Comune di Cadeo pone la sicurezza del territorio e dei cittadini tra le priorità assolute, ma nell'osservanza delle leggi e delle direttive della Prefettura».  Così Marco Bricconi, primo cittadino di Cadeo spiega ai cittadini come viene affrontata la questione sicurezza e dentro quali confini si possono muovere i gruppi di Controllo Vicinato e i vari gruppi whatsApp esistenti.

«Filippo Bruschi, in qualità di coordinatore del gruppo Occhi Aperti, aveva chiesto all'amministrazione di Cadeo, in nome della tutela della cittadinanza, di poter avere i  dati riguardanti veicoli rubati  o sospetti rilevati dalle telecamere di lettura targhe ubicate nel nostro territorio;  - spiega l'assessore Massimiliano Dosi -. Per evitare polemiche o gravi errori valutativi ci siamo rivolti alla Prefettura e la risposta è stata la medesima da noi anticipata: i dati relativi al transito di veicoli targati sospetti o segnalati per la commissione di reati non possono essere condivisi con privati cittadini». 

«Riteniamo quindi che la nostra scelta di evitare di diffondere, sui gruppi aperti, informazioni che contengano dei dati sensibili, come targhe di auto sospette o rubate, sia stata coerente e in linea con la normativa - aggiunge l'assessore Dosi - Invitiamo i cittadini a chiamare senza indugi le forze dell’ordine per qualsiasi sospetto, limitandosi a dare sul gruppo di Controllo di vicinato informazioni senza dati sensibili». «Sappiamo bene tutti che la sicurezza è una delle questioni che ci tocca più da vicino ma dobbiamo ricordarci che come semplici cittadini non siamo gli organi preposti ad occuparci di ordine e sicurezza - conclude Bricconi -. Essenziale è osservare e segnalare ma senza calpestare i paletti dettati da legge della privacy e affini. Con i nostri interventi impulsivi possiamo addirittura rovinare il lavoro di carabinieri e polizia, si rischia  addirittura di intralciare e far fallire indagini in corso. Senza dimenticare che una sentenza del TAR Toscana ha confermato che le persone sottoposte ad un qualsiasi controllo a seguito di un esposto hanno diritto di conoscere il contenuto dell’esposto e i nominativi dei cosiddetti informatori». 

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