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A Carpaneto la Festa Granda degli alpini. «Così ricordiamo i nostri valori»

Per la 67esima Festa Granda tremila penne nere, per tre giorni hanno affollato il paese. Domenica la giornata più partecipata con il corteo alla presenza delle autorità. Il vicepresidente nazionale Ana: «Sì al ripristino della leva obbligatoria»

Un momento della sfilata (foto Trespidi)

«Solidarietà, fratellanza, senso del dovere e della patria». Non solo parole ma anche fatti: a Carpaneto è stata data dimostrazione dei valori che accomunano gli alpini «e di cui un paese civile non può fare a meno». Per la 67esima Festa Granda tremila penne nere, per tre giorni (da venerdì 7 a domenica 9 settembre), hanno affollato il paese e portato colori ed allegria con le esibizioni delle fanfare nei canti tradizionali, le inaugurazioni di mostre fotografiche dedicate alla storia degli alpini, pranzi e cene in compagnia. Perché è così che portano avanti la tradizione e il ricordo «di chi un giorno ha dato tutto per noi» - ha detto il presidente del gruppo Ana di Carpaneto Aldo Rigolli.

La giornata di domenica è stata quella più entusiasmante e, di certo, quella più partecipata con il corteo che ha attraversato le vie di Carpaneto, la Santa Messa e il consueto passaggio della stecca, quest'anno al gruppo dell’Associazione nazionale alpini di Cortemaggiore che nel 2019 ospiterà la Festa Granda.

C’erano tantissime autorità, a partire dall’Amministrazione comunale con il sindaco Andrea Arfani, i sindaci dei Comuni della provincia, rappresentanti della Prefettura, delle forze dell’ordine, delle associazioni militari e combattentistiche. Ma soprattutto c’erano loro, gli alpini: centinaia di persone con il cappello verde e la penna issata sopra di esso, la classica camicia scozzese a quadrettoni, il tricolore. Altri con la divisa della protezione civile, altri ancora con il basco bordeaux dei paracadutisti. Tutti insieme hanno marciato, chi in gruppo (presenti tutti quelli della provincia di Piacenza), chi singolarmente con il proprio vessillo in rappresentanza delle sezioni provinciali di tutto il nord Italia. La Festa Granda ha richiamato non solo i “veci” piacentini ma anche le penne nere della Valle d’Aosta, Piemonte Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli e Liguria.

Dopo l’alzabandiera e il corteo aperto dalla fanfara sezionale di Piacenza con il maestro Edo Mazzocchi, ecco il raduno in piazza XX Settembre. Qui il vicario generale della Diocesi, monsignor Luigi Chiesa, ha officiato la Celebrazione Eucaristica nel corso della quale è stata data lettura della preghiera dell’alpino da parte del presidente del gruppo di Carpaneto, Aldo Rigolli.

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Erano in tremila, forse anche poco di più. «Cosa può coinvolgere tante persone?» si è chiesto Rigolli durante il suo discorso dal palco. «La risposta è semplice – ha proseguito -: è il cappello che noi portiamo, un indivisibile cordone ombelicale che unisce centinaia di migliaia di persone, non solo in Italia ma anche in tutto il mondo con il massimo orgoglio, perché dopo il tricolore è la nostra seconda bandiera. Una bandiera che sventola dal 1872 e che non sarà mai ammainata».

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