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«Abbattimento di alberi sani e potature ad attaccapanni. Va bene così?»

Potature non corrette e abbattimento di piante ancora giovani: l'ex sindaco di Fiorenzuola Giovanni Compiani interviene in merito agli interventi sul verde pubblico portati a termine dall'Amministrazione in diversi luoghi della città

Le operazioni di taglio piante in piazzetta San Francesco (foto Trespidi) e l'ex sindaco di Fiorenzuola Giovanni Compiani

«La potatura di esemplari di alberi adulti, in ambito urbano, è un’operazione molto seria. Molti esperti del settore, affermano che gli alberi, per renderli più belli, più sicuri e più stabili meno si toccano e meglio è». Apre così una lunga riflessione invita alla redazione dall'ex sindaco di Fiorenzuola Giovanni Compiani. «I danni più grossi sulle alberature in ambito urbano sono stati creati da interventi sbagliati e inopportuni. Sono troppi i “giardinieri improvvisati” che potando causano danni per migliaia di euro su alberi di pregio e peggiorano sempre di più la loro salute ed anche la loro successiva stabilità. Quella degli alberi drasticamente potati come nel caso di Fiorenzuola è una mentalità estremamente difficile da combattere. L’albero viene cambiato nei suoi connotati, seguendo la logica della “messa in sicurezza”. In realtà, quando si sente questo termine applicato agli alberi c’è da preoccuparsi. Per gli alberi, che sono esseri viventi, bisognerebbe avere un approccio diverso, di più  rispetto. Bisognerebbe smetterla di vederli come mobili, arredi, attaccapanni o alla peggio legna da ardere (e di legna ne è stata fatta parecchia).  E’ evidente e teoricamente dimostrabile che una pianta non potata vive più a lungo di una potata. E’ vero anche che nella gestione del verde pubblico in città si possono creare situazioni che richiedono di correggere errori di messa a dimora o legati ad uno sviluppo  dell’apparato radicale e delle chiome che deve essere corretto. Si tratta nel  caso di Fiorenzuola di esemplari di varie specie che partono da un minimo di trenta o quarant’anni d’età e vanno anche molto oltre».

«Allora mi chiedo: a quale tecnica di potatura corrispondono gli interventi fatti sulla gran parte degli alberi della nostra città? Sono state fatte potature di formazione? Certamente no perché si fanno su alberi giovani. Sono state potature per innalzamento della chioma? Certamente no. E’ stata solo una rimonda del seccume? Certamente No. E’ stata una manutenzione della chioma di alberi adulti? No perché si fanno tagli su piccole superfici per controllare situazioni di sviluppo indesiderato. Sono stati interventi di diradamento della chioma? No. Perché l’intervento prevede il taglio di soli rami, da effettuarsi in modo uniforme, seguendo la struttura della chioma senza modificarne dimensione e forma e concentrando il taglio sui rami deboli, sfreganti, malformati. Nella stragrande maggioranza sono stati drastici interventi, indipendentemente dalla specie arborea, che hanno eliminato quasi totalmente la conformazione della chioma stessa. Già da oggi la crescita dell’apparato fogliare e la sofferenza di diversi esemplari lo evidenzia molto bene. Sono stati interventi di riduzione parziale della chioma? No. Perché la riduzione di precise porzioni della chioma, serve per limitarne l’invadenza nei confronti di edifici, linee elettriche, piante ed altro.. Il taglio deve avere le caratteristiche del taglio di ritorno, da eseguirsi sui rami più esterni. Sono state potature a testa di salice, che si usano in alcune situazioni a scopi ornamentali? No. Quello che ho visto è che più che altro sono state potature che chiamerei ad “attaccapanni” che hanno “torturato” bellissimi esemplari (Platani, Ippocastani, Pioppi argentei e potrei andare avanti) che nei prossimi anni avranno seri problemi di salute e stabilità. In passato sono stati fatti interventi limitati sulle alberature? Si ed è stata una scelta. Ci si è limitati agli interventi strettamente necessari. Ovvio che quando non esistevano alternative, quando la carie del legno limitava la salute e la stabilità, si è arrivati in alcuni casi anche all’abbattimento».

«Per quanto riguarda le potature però è opinione di un gran numero di esperti che gli interventi realmente necessari per garantire un ottimale stato di salute e sicurezza agli alberi debbano in realtà limitarsi a quelli strettamente indispensabili, rispettandone la forma, bellezza, dignità e funzione. La potatura drastica è molto utilizzata (non solo da noi) perché approfitta dell’inesperienza degli amministratori e dell’incompetenza dei cittadini e così invece di educare si diseduca. Oltre ad essere una pratica totalmente sbagliata. Difficile riproporre la Festa degli alberi “quando si fa  la festa agli alberi”. E’ assolutamente falso il fatto che bisogna fare grossi tagli così la pianta si rafforza e si ringiovanisce. La conseguenza di interventi di questo tipo  si vedono con il passare degli anni, quando le alberature iniziano a trasformarsi in un pericolo per cose e persone con lo sviluppo di carie del legno, malattie fungine, produzione di ramificazioni strutturalmente deboli che possono rompersi al primo temporale o nevicata oltre alla crescita stentata e al collasso dell’albero. Siamo ritornati indietro di decine di anni».

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«Detto questo merita un commento anche l’abbattimento dei magnifici Bagolari (Celtis Australis)  di piazza Caduti e di quelli di Piazza San Francesco. Tutti quegli esemplari potevano e dovevano essere salvati. Non esisteva nessun motivo di sicurezza ed è stata fatta  una scelta sbagliata da ogni punto di vista. Quelli di Piazza Caduti con un sesto d’impianto più largo avevano sviluppato una chioma che effettivamente raggiungeva le case vicine. Bastava un intervento di contenimento della stessa e dare più spazio anche all’apparato radicale per evitare di abbattere alberi sani che svolgevano una funzione importante nell’ecosistema urbano. Ancora più incomprensibile l’abbattimento dei Bagolari davanti al Teatro. Il sesto d’impianto era stato ripreso dalle fotografie dei primi del 900 e potevano per altri cent’anni restituire ombra e socialità alle persone che  usufruivano della loro benefica presenza. Qualche radice era affiorante? Allora dovremmo abbattere tutti gli alberi non solo di Fiorenzuola (a cominciare da via Illica) ma quelli di tutte le città italiane ed europee dove ci sono esemplari ultracentenari con considerevoli dimensioni dei tronchi , dell’apparato radicale e dello sviluppo della chioma. Ridicola infine la motivazione del decoro. Che effetto urbano produce un triste alberello di acero rosso nei confronti di un magnifico esemplare di Bagolaro di oltre trent’anni? Forse non erano le essenze più idonee? Dal portamento, dallo sviluppo e dai risolvibilissimi problemi che creavano , è una affermazione  decisamente contestabile. L’obiettivo che si deve raggiungere nella  manutenzione del verde delle città riguarda da un lato  un elevato valore estetico-ornamentale e cioè la maggior aderenza possibile dell’esemplare a quello che è il portamento naturale della specie e il favorirne la massima longevità,. Dall’altro è quello di permettere al patrimonio arboreo di svolgere la sua fondamentale funzione ecologica. Mah! Per avere almeno una minima idea della longevità, delle dimensioni e dell’idoneità urbana di questa specie i frequentatori della rete possono cercare su Wikipedia Bagolaro o Celtis Australis».

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