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«Benvenuto don Giuseppe!»: in Collegiata l'accoglienza del nuovo parroco

Una santa messa partecipata e interrotta più e più volte dagli applausi dei fedeli, per l'accoglienza di monsignor Giuseppe Illica, chiamato a sostituire monsignor Gianni Vincini

Un momento della celebrazione (foto di Paolo Abbondanza)

Una santa messa partecipata e interrotta più e più volte dagli applausi dei fedeli, per l’accoglienza del nuovo parroco monsignor Giuseppe Illica, chiamato a sostituire alla guida della parrocchia il suo predecessore, monsignor Gianni Vincini.

A dare il benvenuto al nuovo parroco in chiesa Collegiata a Fiorenzuola, il sindaco Romeo Gandolfi che si è detto contento di accogliere don Giuseppe come «pastore della nostra comunità». «Don Gianni non si sottrarrà dalla sua benevolenza come parroco emerito. Se il vescovo l’ha scelta con il ruolo di pastore allora ripone in lei grande fiducia, la stessa fiducia che noi parrocchiani riponiamo in lei per percorrere un nuovo tratto di strada essendo certi di saper guardare insieme nella stessa direzione aiutandoci reciprocamente». Gandolfi ha quindi presentato, in poche parole, Fiorenzuola: «Grande fermento associativo con voglia di fare e collaborare, numerosi spazi nei quali rafforzare il legame sociale, una comunità coesa e con una forte presenza di immigrati ben inseriti, un’Amministrazione Comunale disponibile al confronto costruttivo tra le forze della Città. Sono questi i punti di forza del nostro paese. I punti di debolezza sono dovuti ai tempi incerti, comuni anche alle altre realtà, come l’impoverimento delle famiglie che attanaglia il commercio locale e l’imprenditoria che stenta a riprendersi. Nonostante queste ombre di difficoltà – ha concluso Gandolfi – serve una rinascita e uno suo stimolo per migliorare la coesione sociale».

Poi l’ingresso in chiesa dove, percorrendo la navata centrale il vescovo monsignor Gianni Ambrosio con al fianco il nuovo parroco, in segno di unità e continuità alla successione apostolica, hanno raggiunto l’altare dove monsignor Giuseppe Illica ha ricevuto dalle mani del vescovo la chiave del tabernacolo e il Vangelo. Nel corso di questi gesti significativi il vescovo ha detto: «Vogliamo lodare il Signore per suscitare pastori che diano continuità alla comunità, facendo si che possa tornare davvero una sola famiglia riunita per collaborare insieme, venire incontro alle necessità dei propri fratelli e praticare opere buone della vita, di carità».

Durante l’omelia don Illica ha parlato di “comunità”: «Il prete oggi deve entrare in essa per costruirla. Ognuno ha il suo posto e deve lavorare serenamente ed umilmente. La comunità deve emergere e dare forza altrimenti ce ne saranno alcune più penalizzate di altre (le più piccole ndr) e nella Chiesa non ci possono essere privilegi. È per questo che bisogna impegnarsi davvero per il Signore, non basta interessarsene un po’. Con Gesù dobbiamo prenderne parte della comunità e andare incontro al Signore per riconoscerlo e accettarlo, fidandoci di lui e ascoltando le sue parole». «Anche a Fiorenzuola ci saranno persone che non entreranno nella Chiesa ma noi non ci arrenderemo perché vogliamo anche per loro il paradiso. Saremo il segno della direzione verso la quale si va, sperando che il Signore contagi le persone indicando loro la via da seguire. L’anno della misericordia vuol dire che ci sarà sempre in noi la sensibilità dell’accoglienza. Cosi chiediamo al Signore di entrare in noi, nella nostra comunità».

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Anche da parte della comunità parrocchiana è arrivato il saluto neo parroco di Fiorenzuola: «Siamo felici di avere lei come guida nel nostro cammino da cristiani – ha detto un fedele -. Il territorio della nostra parrocchia è di forte tradizione cristiana e con pluralità religiose ed etniche con circa 15mila e quattrocento cittadini di cui 3mila immigrati con diverse religioni minori. Ci sono molti poveri e molte strutture fruibili ai gruppi della parrocchia, mezzi da revisionare e semplificare, in primis il livello personale di tutti. La parrocchia è una missione dentro la realtà umana. Non è solo, oltre a Gesù ci sono suore, diaconi ed associazioni. Grazie e buon lavoro!».

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