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Club Cinefotografico di Fiorenzuola, una mostra in ricordo di Prospero Cravedi

Il Club Cinefotografico di Fiorenzuola si onora di riproporre al pubblico la mostra "Afghanistan", grazie soprattutto alla gentile disponibilità della famiglia Cravedi, insieme alla quale il CCF aveva commemorato Prospero nella rassegna fotografica PHOTO'15

Prospero Cravedi

“Volti antichi come l’Hindukush, solcati dal tempo come le montagne dal vento, aspri e duri di chi è abituato a combattere per vivere, a privazioni per resistere; volti severi perché la lotta non concede riposo, né gioie, né pace. Muti se ne stanno, gli uomini afghani, accovacciati sui marciapiedi ad osservare il futuro, a contare i grani del rosario, ad attendere il dipanare del nuovo giorno; accarezzano, nascosto tra le pieghe degli abiti, il kalashnikov, pronti alla nuova chiamata, mentre Kabul è un girone dell’inferno, il palazzo reale è una maceria, il fiume ridotto a rigagnolo di escrementi e rifiuti, il bazar sequela di tende, baracche di lamiere e container, musei e moschee sventrati o scomparsi, case di fango senza acqua, fogna ed elettricità. Le donne afghane, sempre due passi indietro nel segno dell’inferiorità, seguono gli uomini al braccio dei bambini, mai sole, mai libere, schiave negate al mondo. Vittime di violenze, imposizioni, soprusi: per ribellarsi alla Sharia, all’integralismo di padri e fratelli, ogni due giorni una donna si getta tra le fiamme.”

Così scriveva la giornalista Maria Vittoria Gazzola, collega del fotoreporter Prospero Cravedi, a commento della mostra fotografica “Afghanistan” che il Club Cinefotografico di Fiorenzuola si onora di riproporre al pubblico, grazie soprattutto alla gentile disponibilità della famiglia, insieme alla quale il CCF aveva commemorato Prospero nella rassegna fotografica PHOTO’15.
Cravedi, scomparso improvvisamente l’estate scorsa, è stato probabilmente l'ultimo maestro di un mestiere che negli ultimi anni è cambiato moltissimo, smarrendo troppo spesso la sua missione originaria, ossia raccontare la realtà. 
Pietro Boglioli lo ricorda come un testimone dei nostri anni, non solamente uno che c’era, ma uno che c’era con la testa e con il cuore. Intelligenza e sensibilità: Prospero aveva entrambe le doti, oltre ad una passione sconfinata per il suo lavoro. 
La sua macchina fotografica ha immortalato i cambiamenti di Piacenza e provincia, i suoi personaggi, gli avvenimenti gioiosi e tragici. Migliaia di volti sfilano nelle sue bellissime foto in bianco e nero del dopoguerra, del boom economico, degli anni della contestazione. E poi, come per un senso che gli era innato, Cravedi si è dedicato ai reportages dai confini del Mondo: non certo quelli glamour e patinati, ma quelli in terre devastate dalla guerra e dalla fame. E l’Afghanistan è stato il primo di tanti. 

Era il 2005 quando Cravedi decide di seguire la Brigata Alpina Taurinense in una difficile missione di controllo del territorio e supporto all’esercito afghano, mettendo in atto un programma di aiuti alle popolazioni, specialmente nel campo sanitario, scolastico e dell’infanzia. 
Ad oltre dieci anni da quei fatti, le foto di Prospero ci fanno ancora capire l’umanità dietro quegli scatti, la partecipazione di chi non solo condivide, ma anche si fa carico di un peso, che solo l’anima del fotoreporter vive intensamente, spontaneamente. Qualcosa che non tutti possiedono, ancor meno sono quelli che sanno trasmetterla. E lui era fatto così.

Quando Raoul Follereau scriveva: “rimanete voi stessi, non altri. Ogni essere ha un destino unico, realizzate il vostro con occhi aperti, esigenti, leali”, senza alcun dubbio pensava a un fotografo: il nostro Prospero Cravedi.

Orario mostra: Lunedì, Mercoledì, Venerdì, dalle 21 alle 23; Festivi dalle 10 alle 12 - dalle 17 alle 19
INGRESSO LIBERO

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Chiusura - 10 aprile 2016

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