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«Con la vendita della casa di riposo Caorso diventa più povera»

Caos societario a “La Madonnina” di Caorso, un gruppo di soci della cooperativa: «La vendita della casa di riposo a una cooperativa cuneese fa perdere la gestione del suo storico polo socio-assistenziale. Il Comune è silente»

La maggioranza dei soci della Cooperativa Sociale "La Madonnina" di Caorso, dopo le recenti vicende societarie riguardanti la locale Casa di Riposo per anziani del territorio caorsano, intervengono per precisare dal loro punto di vista la situazione. «Con l’illegittima vendita della Cooperativa La Madonnina – spiegano i soci - Caorso diventa più povera: perde la gestione del suo storico polo socio-assistenziale nato con tanti sacrifici della cittadinanza e perde anche tutti i vantaggi derivanti dal suo operato sul territorio piacentino: risorse e proventi che finiranno nelle casse della Cooperativa San Pio di Alba (Cuneo). Partiamo dalle dichiarazioni rilasciate al quotidiano “Libertà” e riportate nell’articolo comparso lo scorso 2 giugno dal dottor Paolo Spolaore, presidente della Cooperativa San Pio di Alba (Cuneo) che necessitano di alcune precisazioni. Anzitutto il dottor Spolaore si presenta quale socio della Cooperativa La Madonnina dichiarando di non aver avuto alcuna convocazione dell’Assemblea del 31 maggio. Ma subito dopo si corregge affermando di aver ricevuto un messaggio Whatsapp: tant’è, ma lui non lo dice, che si è presentato puntuale all’orario di inizio dell’Assemblea del 31 maggio scorso in compagnia del presidente del collegio sindacale dottor Maiocchi, cercando di impedire con ogni sorta di pretesto che l’Assemblea avesse luogo. Senza essere riuscito in quest’intento, è rimasto all’esterno dell’edificio in cui si è tenuta la riunione pur avendo titolo a parteciparvi. Per poi disapprovare al termine dell’Assemblea il comportamento dei soci che avevano revocato il mandato agli amministratori in carica Ornella Calamari, Angelo Cardis e Beatrice Perazzi e, sempre con 35 voti favorevoli su 58, avevano eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione composto da Giancarlo Mami, Violeta Niagu e Giorgio Braghieri».

«Poi il dottor Spolaore afferma che la mattina del 1° giugno sarebbe stato avvertito della presenza dei tre amministratori neoeletti intenzionati ad entrare a La Madonnina per iniziare ad esercitare il loro incarico. Non è così: il dottor Spolaore si trovava già all’interno della struttura. E ne è uscito assieme agli amministratori sfiduciati e deposti dall’Assemblea, accompagnati dal loro legale di fiducia e da due componenti del Collegio sindacale, impedendo ai sopraggiunti neoamministratori di entrare negli uffici de La Madonnina. In quanto, a suo dire, senza titolo e per tutelare la salute dei pazienti ricoverati, evitando di portare rischi di infezione in struttura. Peccato che il dottor Spolaore nella struttura era già presente senza evidentemente essersi posto il problema di arrecare contagio. Va anche precisato, che i Carabinieri invitati dagli amministratori deposti dall’Assemblea si sono limitati ad identificare tutti i presenti, non solo i neoeletti, chiedendo un documento di identità; senza peraltro impedire ai nuovi amministratori di entrare in struttura, ma solo invitando tutti ad evitare un assembramento».

«Stupisce, per non dire amareggia, l’atteggiamento degli amministratori uscenti. Senza rilasciare alcuna dichiarazione a difesa del proprio operato, hanno lasciato la parola al titolare della Cooperativa San Pio di Alba (Cuneo). Società a cui hanno ceduto illegittimamente la Cooperativa La Madonnina di Caorso, tenendo all’oscuro dell’operazione l’Assemblea dei soci informati a cose fatte da una comunicazione affissa nella bacheca della struttura. Certo, risulta più comodo lavarsene le mani di fronte ai soci che avevano richiesto un’Assemblea da loro mai convocata e soprattutto difronte ai parenti dei ricoverati e alla cittadinanza di Caorso che si sono trovati davanti al fatto compiuto. E cioè la vendita di un loro fiore all’occhiello ad una realtà piemontese senza alcuna spiegazione. Una spiegazione più che dovuta, visto che tra l’altro la Cooperativa La Madonnina è composta da soci in prevalenza di Caorso e dei Comuni vicini. E garantisce occupazione a un centinaio di persone che lavorano in struttura, senza dimenticare l’indotto di questa importantissima realtà socio-assistenziale del territorio locale che fornisce i suoi servizi alla comunità piacentina».

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Ma i soci se la prendono anche con il Comune di Caorso. «A questo punto della vicenda stupisce altresì l’assordante silenzio dell’Amministrazione Comunale di Caorso difronte a un impoverimento così rilevante del suo territorio e alla preoccupazione dei familiari dei pazienti ricoverati. Una scelta che pregiudica in un momento di crisi come questo per l’emergenza epidemica la possibilità di garantire una pronta ripresa delle attività e delle potenzialità di sviluppo de La Madonnina, che non verranno più decise a Caorso ma ad Alba (Cuneo) con le conseguenze che tutti si possono immaginare. Una scelta sbagliata a cui il nuovo Consiglio di Amministrazione della Cooperativa si opporrà in tutte le sedi opportune e preposte per ridare a Caorso la sua Madonnina».

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