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Carabinieri chiamati per una lite trovano il bar pieno di gente, multa e locale chiuso

Altri due locali multati a Fiorenzuola e Roveleto. Un barista: «Da quando ho riaperto sembro più un vigile che un barman. Chiudere soltanto le attività che non rispettano le norme, non quelle di chi fa bene il proprio lavoro»

Foto di repertorio

Giro di vite contro gli assembramenti non consentiti nei bar. Negli ultimi giorni i carabinieri del Nucleo radiomobile della Compagnia di Fiorenzuola ne hanno sanzionati tre: due nel capoluogo della Valdarda e uno a Roveleto. Per un locale di Fiorenzuola, oltre alla multa da quattrocento euro, è scattata anche la chiusura dell’attività per cinque giorni. In quest’ultimo caso i militari dell’Arma del Norm e della Stazione di Villanova, sono intervenuti intorno la mezzanotte tra sabato 23 e domenica 24 maggio, per una lite in piazza Caduti. Nel primo week-end con l’allentamento delle restrizioni dopo il lockdown molti giovani hanno trascorso la serata in compagnia e in tanti hanno assistito al diverbio di alcuni giovani, pare stranieri, che poi sarebbero venuti alle mani. All’arrivo delle pattuglie di loro non c’era più traccia, probabilmente si erano dileguati alla vista dei lampeggianti. Nel frattempo ai militari non è passato inosservato l’assembramento nel dehor e all’interno di un bar che si trova nella piazza del centro: sarebbe stata riscontrata la presenza di numerose persone, alcune delle quali sprovviste di mascherine per di più non rispettando la distanza di sicurezza di un metro. L’assembramento sarebbe proseguito anche dopo il richiamo da parte dei carabinieri che si sono visti costretti a sanzionare il locale con una multa da quattrocento euro, oltreché ad ordinarne la chiusura per cinque giorni. Sempre i carabinieri del Radiomobile di Fiorenzuola all’inizio della scorsa settimana hanno sanzionato un bar su corso Garibaldi e uno sulla via Emilia a Roveleto di Cadeo, sempre per il mancato rispetto delle norme per evirare il contagio del coronavirus: i locali sono stati multati.

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«DA BARMAN A "VIGILE"» - Intanto alcuni esercenti sono preoccupati «nel caso in cui Stato e Regione decidessero di fare un passo indietro onde evitare un peggioramento dell’epidemia». Dice un barista: «Da quando ho riaperto sembro più un vigile che un barman. E per fortuna che il Comune mi ha concesso di allargare il plateatico dove tutte le sere con il metro alla mano, per rispettare il distanziamento previsto, predispongo sedie e tavolini. Perché non far chiudere soltanto le attività che non rispettano le norme e dare la possibilità di andare avanti a chi fa bene il proprio lavoro? Se dovessero farmi tirare giù di nuovo la saracinesca? Io tengo aperto e mi siedo davanti al bar: sì, una protesta, ma almeno dò un segnale».

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