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«Ritorneremo presto in Bosnia a Maglaj, porteremo un segno tangibile della nostra solidarietà»

La drammatica situazione in Bosnia raccontata da chi per qualche giorno l'ha vissuta. Fiorenzuola Oltre Confini sta già organizzando una nuova missione umanitaria - In collaborazione con Sergio Efosi

I volontari di Fiorenzuola oltre i confini

La drammatica situazione in Bosnia raccontata da chi per qualche giorno l’ha vissuta.

Fiorenzuola Oltre Confini sta già organizzando una nuova missione umanitaria

Il Foic (acronimo di Fiorenzuola oltre i confini) aveva preparato con accuratezza, come accade da oltre 20 anni, percorrenze, tempi e tappe della missione umanitaria Bosnia. Coinvolgendo amici, istituzioni pubbliche e organismi privati, aveva riempito un camion di viveri, arredi ospedalieri, coperte, attrezzature mediche e materiale didattico da consegnare  ad alcune istituzioni sociali.  Il programma prevedeva il “campo base” all’orfanotrofio di Zenica che ospita oltre 100 ragazzi e alcune puntate ai  comuni di Srebrenica e Maglaj.

Come è noto dalle corrispondenze dalla Bosnia via via pubblicate, al confine del Paese a Bosanski Brod abbiamo trovato una situazione meteo molto critica: le piogge avevano provocato  un vistoso ingrossamento del fiume Sava, il cui affluente Bosna (lo sapremo inoltrandoci nel territorio), era già esondato in parecchi punti. Risalendo la lunga valle la situazione si presentava sempre più difficile. L’indomani, giovedì, la catastrofe iniziava a delinearsi. Vaste aree della valle del Bosna e altre dei dintorni devastate da imponenti colate di fango, piccoli paesi a ridosso dei corsi d’acqua travolti; la stessa strada nazionale che corre a fianco del grande fiume a tratti interrotta per allagamenti e frane.

Zigzaghiamo tra l’emergenza anticipiamo alcuni degli  incontri previsti e scarichiamo una parte del nostro carico destinato a Maglaj presso un magazzino di Zenica, messoci a disposizione da uno splendido piccolo imprenditore bosniaco. 

Le notizie che giungono da Srebrenica confermano che la cittadina è isolata. Non ci resta che attendere sotto una pioggia incessante; venerdì veniamo sapere che a Maglaj è tragedia: due metri d’acqua hanno ricoperto il 90% della superficie cittadina, i ponti stradali sono interrotti, manca l’energia elettrica e ogni altro servizio. 

Dall’orfanotrofio di Zenica, dove siamo ospiti, assistiamo ad un incessante traffico di elicotteri  che trasportano aiuti a Maglaj e rientrano con centinaia di sfollati che vengono sistemati nelle strutture messe a disposizione dalla stessa municipalità di Zenica.

Finalmente ci informano che sabato mattina possiamo recarci a Srebrenica dove è stata riaperta la strada che da Sarajevo, attraverso le montagne, raggiunge  quella lontana e sfortunata località, teatro del più grande genocidio compiuto in Europa dopo la seconda guerra mondiale.  Vi giungiamo  sabato sempre sotto la pioggia, dopo aver superato monti innevati, attraversato paesi devastati dalla furia delle alluvioni, strade ridotte a fiumi melmosi e frane sempre in agguato.

Troviamo gente che ha già ricostruito una casa dopo la guerra e che ora si trova nuovamente a doverci metter mano pesantemente al fine di renderla ancor abitabile. Eppure i bambini e la gente che incrociamo in questo percorso di “guerra” salutano e  trovano la forza di sorridere “ciao italiani!”.  Ci attende un assessore comunale; un gruppo  di giovani ci aiuta a scaricare generi alimentari, coperte e giochi per i bambini dell’asilo che la generosità di tanti amici di “FOIC” ci aveva affidato. 

Lunedì mattina riceviamo la notizia che uno dei ponti per raggiungere Maglaj è nuovamente transitabile. Portiamo con noi solamente pale e badili per dare una mano e i documenti che elencano le nostre donazioni (un ecografo e arredi ospedalieri); sarà la stessa municipalità cittadina ritirarli nel magazzino provvisorio di Zenica. Dinnanzi al municipio ci attendono Sindaco e un assessore, ci abbracciano, sono felici di vederci e si scusano per la situazione che non permette di rispettare il programma concordato da diversi mesi.

Quattro ragazzi della nostra delegazione escono in strada con pale e badili per sgomberare dal fango un ufficio. Le autorità cittadine insistono affinché verifichiamo la situazione delle scuole e del centro medico che negli anni scorsi sono stati interessati dai nostri aiuti. Percorriamo strade tra migliaia di persone intente a lavar fango, accatastare ai lati della pubblica via mobili e suppellettili distrutti dalla furia delle acque e del fango. I segni del livello raggiunto dall’acqua sono evidentissimi: in zona poco più di un metro, in altre parti due metri e poi tre. Ricordavamo bellissimi giardini pubblici con fiori multicolori che ora sono ricoperti da almeno 20 cm di fango e dai detriti portati dalla furia delle acque che hanno straripato dal grande fiume.  Incontriamo una persona che è stata 10 anni a Piacenza a lavorare come muratore, ci invita a visitare la sua casa sotto il fango, vediamo che ha  perso tutto.

Le scuole, al pari di tutti gli uffici, i locali pubblici, i negozi  e le abitazioni al piano terra, sono invase dal fango che gli abitanti della cittadina si prodigano a espellere e lavare per  riportare un po’ di normalità.

Devastante, il cataclisma è stato veramente devastante! Per anni ne vedremo i segni, le tracce. L'asilo al quale lo scorso anno avevamo donato arredi e attrezzature per la cucina, è totalmente invaso da melma. Per nulla rassegnati i giovani e tante persone si fanno coraggio “Ce la faremo, abbiamo visto ben di peggio! Supereremo anche questa ulteriore dura prova”.

Noi li aiuteremo. Ritorneremo presto in Bosnia a Maglaj, porteremo un segno tangibile della nostra solidarietà come stiamo facendo da 20 anni. Confidiamo nella generosità dei piacentini.
(in collaborazione con Sergio Efosi)

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