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La celebre vertenza del "Faini" in un libro di Cisl: «Queste lotte sono le radici dell'Italia di oggi»

Una storia di donne lavoratrici, vissuta tra passione, necessità e fatica. Il Maglificio Faini, azienda di rilievo, aveva le sedi a Piacenza e a Fiorenzuola. Il volume si apre con la prefazione di Annamaria Furlan

La presentazione del volume al teatro Verdi di Fiorenzuola

Una famosa vertenza del settore tessile avvenuta negli anni '70. Una storia di donne lavoratrici, vissuta tra passione, necessità e fatica. Il Maglificio Faini, azienda di rilievo, aveva la sede principale nell'edificio che oggi ospita gli uffici del comune di Piacenza, in via Beverora, così la storia aziendale e sindacale si intreccia con quella di Piacenza, come con quella di Fiorenzuola, dove l'azienda tessile aveva l'altro stabilimento nella nostra provincia.

Nei giorni scorsi, CISL Parma Piacenza in occasione della festa della donna. Hanno presentato il volume nato per documentare la vicenda con interviste alle protagoniste e foto d'epoca. «Se la Faini chiuderà la sede piacentina nei primi anni '60, a Fiorenzuola l'attività proseguì proseguì fino al '72 – è stato raccontato dai relatori Fernando Olivi (Segretario generale Cisl all'epoca della vertenza), Ivan Bersani (Responsabile Cisl Territorio Fiorenzuola Fidenza), Donatella Ferrari, curatrice del volume, Claudia Gnocchi e Maria Susani del Coordinamento fermminile Fnp Cisl Parma Piacenza -. In occasione dell'elezione di Miss Italia a Salsomaggiore la vicenda conquistò la ribalta nazionale. Ma le "faine del faini", come si definirono, meritano sopratutto di essere ricordate perché dimostrarono coraggio e determinazione nella lotta in difesa della loro occupazione, rappresentando le moltissime donne che tanto hanno dato al mondo del lavoro». Sono intervenuti anche il sindaco Romeo Gandolfi e la sua vice Paola Pizzelli, tante donne che in quegli anni hanno lavorato in questa grande azienda. Il volume è stato prodotto da Cisl Parma Piacenza e si apre con la prefazione di Annamaria Furlan che vi proponiamo integralmente.

«Leggere queste pagine ci riporta ad un’Italia che le giovani generazioni dovrebbero conoscere meglio. È l’Italia che – come quella di oggi – vive un momento di transizione, un passaggio certamente epocale: allora dall’economia contadina agli albori dell’industrializzazione, oggi dall’industria alla digitalizzazione e alla robotica. Le protagoniste della storia della Faini di Piacenza sono giovani donne, lavoratrici adolescenti che per sostentare genitori invalidi, madri vedove o fratelli e sorelle più piccoli si sono buttate con tutte le loro energie a vivere un’esperienza di cui non sapevano molto, ma che dava loro la possibilità di guadagnare un salario. Certo tutele e garanzie allora erano proprio poche. Oggi sarebbe impensabile non avere giorni di ferie, andare in fabbrica in bicicletta con la neve, vedersi decurtata la paga se si spezzavano gli aghi delle macchine e nei telai dei maglifici, essere controllate (“toccate”) dalla portinaia prima di uscire dalla fabbrica per controllare se qualcuna rubava qualcosa. Eppure nonostante quelle condizioni pesanti, quei sacrifici, nei racconti di queste donne c’è sempre contentezza per aver conquistato un posto di lavoro, un’identità, una capacità che forse neanche pensavano di possedere. Lotte, occupazioni, picchetti hanno caratterizzato una lunga vertenza ricostruita e raccontata in queste pagine. Da allora ad oggi le cose sono molto cambiate e sono cambiate grazie all’impegno di tante sindacaliste e di tanti sindacalisti che hanno ascoltato e condiviso le difficoltà e le conquiste di queste donne, in momenti molto difficili della storia del nostro Paese. Le radici dell’Italia di oggi sono in queste lotte e nelle tante conquiste raggiunte. Oggi come ieri il ruolo del sindacato si esprime in queste esperienze di vita vissuta, non servono tante parole, basta leggere i racconti delle donne della Faini per capire facilmente il valore e le ragioni di essere di chi rappresenta chi lavora, cercando di raggiungere condizioni migliori nelle fabbriche come nella società».

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