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«Non volevo sparare al marocchino, lo risarcirò»

Così Alket Bafti al giudice Stefania Di Rienzo, davanti al quale, il 9 aprile, ha deciso di parlare. L’albanese è ritenuto l’uomo che il 16 aprile 2017, la sera di Pasqua, sparò a una gamba al marocchino Ayoub, all’esterno di un bar ad Alseno

Bafti

«Non volevo sparargli e sono pronto a risarcirlo». Così Alket Bafti al giudice Stefania Di Rienzo, davanti al quale, il 9 aprile, ha deciso di parlare. L’albanese è ritenuto l’uomo che il 16 aprile 2017, la sera di Pasqua, sparò a una gamba al marocchino Ayoub, all’esterno di un bar ad Alseno. Con Bafti - accusato di lesioni gravissime, detenzione abusiva di arma e ricettazione - ci sono altri sette albanesi che, secondo gli inquirenti, avrebbero ruotato intorno a quel fatto di sangue. I carabinieri sono arrivati a Bafti dopo una lunga e complessa indagine a cui ha collaborato anche la polizia tedesca.

Bafti, che è stato estradato dalla Germania, dove era in carcere e scontava una condanna per diversi furti, e che stamattina è stato accompagnato in Tribunale dalla polizia penitenziaria, ha detto che la pistola che ha usato quella sera l’aveva trovata nell’abitazione di Alseno dove abitava. L’albanese ha ammesso di avere avuto una discussione con il marocchino «ma non volevo sparare. Lui, però, si è avvicinato mentre gli dicevo di stare indietro e ho sparato». Ayoub, anche lui presente all’udienza, si è costituito parte civile con l’avvocato Marco Sanviti del Foro di Parma. La richiesta di risarcimento ammonta a oltre 200mila euro. L’udienza preliminare è stata rinviata, perché il giudice di sorveglianza non ha concesso il trasferimento a due albanesi, tuttora in carcere in un’altra città. Bafti, difeso dall’avvocato Wally Salvagnini, si trova ora in carcere a Piacenza. Salvagnini, inoltre, assiste altre tre persone Xheka Shiqyri, la moglie Nazmine e suo figlio Bhari: il pm Matteo Centini li ha accusati tutti di favoreggiamento, detenzione abusiva di arma e ricettazione. L’avvocato Massimo Corso, invece, difende la coppia di Carpaneto (Fatmir Leka e la moglie Flutura) che è accusata di favoreggiamento. I due avrebbero ospitato e aiutato a fuggire Bafti e nella loro abitazione sarebbe stata nascosta la pistola usata per gambizzare il marocchino. Non furono trovati né il fuggitivo né l’arma. Corso ha negato ogni coinvolgimento dei coniugi nella fuga dell'albanese. 

Gli avvocati Alessandra Delogu e Antonio Nocito (Foro di Savona) assistono Tamatilda Backa, ex fidanzata di Bafti, e Durata Vahti mamma di Tamtilda. Per entrambe, l’accusa è favoreggiamento. Le due donne hanno già chiesto il rito abbreviato. La sera del 16 aprile 2017 il 25enne con la sua ragazza, gambizzò un marocchino al bar Cin Cin di Alseno, poi a bordo di una Golf scapparono a Piacenza, in via Garilli. Lì furono ospitati da una famiglia di connazionali (i carabinieri arrestarono il padre e il figlio, trovarono l'auto e anche la pistola usata dall'albanese). La mattina seguente Bafti e la ragazza si spostarono e andarono a rifugiarsi per poche ore in un appartamento a Carpaneto. La donna lo abbandonò e andò a Genova dove chiese aiuto in questura, mentre Bafti verosimilmente fu portato a Parma dove prese un treno diretto verso la Riviera Romagnola. Sparì e ricomparve a Durazzo. I carabinieri scoprirono che era in Germania, dove mise a segno diversi e ingenti furti, probabilmente per garantirsi la latitanza. Gli investigatori lo seguivano, nonostante avesse almeno sei alias diversi, e si erano coordinati con la polizia tedesca che nel frattempo lo aveva arrestato, processato e condannato a due anni e cinque mesi per furto.

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