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Scanzi a Fiorenzuola per ricordare vent’anni vissuti “fuori tempo”

È partito dal teatro comunale “Verdi” di Fiorenzuola il tour di Andrea Scanzi (Il Fatto Quotidiano) e Giulio Casale con lo spettacolo “Il sogno di un’Italia” dedicato al ventennio 1984-2004

Uno storytelling personale su vent’anni di vita italiana, dal 1984 al 2004. Era la prima nazionale, quella andata in scena il 23 gennaio al teatro comunale di Fiorenzuola d’Arda, per lo spettacolo “Il sogno di un’Italia-Vent’anni senza andare mai a tempo”, con il giornalista de “Il Fatto Quotidiano” Andrea Scanzi e Giulio Casale, per la regia di Angelo Generali. Accompagnato dalle interpretazioni musicali di Casale – artista a tutto tondo e struggente nel cantare alcuni dei pezzi simbolo di quei anni - la popolare firma del Fatto dichiara apertamente i suoi gusti, negli anni della formazione. Il cinema di Verdone, Benigni, Nuti e soprattutto Troisi, contrapposto a quello di Jerry Calà. La musica dei cantautori, che andavano anche a Sanremo, messa a confronto con chi a Sanremo trionfava. “Una terra promessa, un mondo diverso, dove crescere i nostri pensieri”: «sembra quasi uno slogan di Renzi», commenta Scanzi, suscitando l’ilarità del folto pubblico accorso a teatro. I miti dello sport – Ayrton Senna, Marco Pantani – intrecciati con le speranze di cambiamento nel nostro Paese.

«A sinistra siamo passati – riflette Scanzi - da Berlinguer a D’Alema. La sinistra ha mancato i match-point della vita, come nel 1976, non riuscendo ad andare al Governo e spegnendo la speranza di una generazione. E la stessa cosa è successa nel 1992 dopo Tangentopoli. Una sinistra che ha sempre cercato «appartenenze, cercandole nei giudici della magistratura, e perfino in giornalisti come Marco Travaglio». Scanzi ha ricordato l’impegno del pool di Mani Pulite, visto attraverso l’emozione di Antonino Caponnetto. «Forse abbiamo deluso Falcone e Borsellino», riflette amaro.

Il giornalista – classe ’74 - va a votare per la prima volta proprio nel 1994. «Che culo, il mio primo voto e c’è Silvio! E Bossi da Oxford, Fini dalla svolta di Fiuggi, l’intelligente D’Alema – pensate se fosse stato stupido - che bei tempi…». E ne ha anche per i colleghi Vespa, Belpietro, Fede, Sallusti, Giuliano Ferrara, Ferrara, Ferrara e ancora Ferrara». La sinistra che sapeva solo odiare contrapposta alla destra che sapeva amare: «L’abbiamo visto poi con il Bunga Bunga come amavano». Una sinistra bistrattata da Scanzi. «Era un argine – ovviamente lo dice con tono ironico - avevamo una sinistra che faceva dura opposizione, che non faceva sconti, che pensava al conflitto d’interessi di Berlusconi». Un’Italia divisa in due, anche sulla morte di Carlo Giuliani al G8 di Genova - «la più grande sospensione della democrazia in Occidente dopo la II° Guerra Mondiale» - dove c’è stata una vera e propria «macelleria messicana».

E infine, due parole anche sul caso Englaro, e sul pirata Marco Pantani, che chiude – morendo in un residence di Rimini il 14 febbraio 2004 – il cerchio di questo lungo racconto. Perché mettere a confronto personaggi positivi e negativi, modelli artistici e politici contro alcune delle pagine più oscure della vita italiana? È proprio Scanzi, nel ringraziare il pubblico a fine serata per l’affetto tributatogli, a spiegare il motivo della nascita di questo spettacolo e il significato della serata. «Per provocare una scintilla». Un "teatro civile di narrazione" per immaginare e impegnarsi per un’Italia un pochino migliore di quella di oggi.

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