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Spedizione punitiva per pestare chi li aveva truffati, in tre rischiano fino a cinque anni di carcere

Il 20 agosto dell'anno scorso avevano massacrato di botte a Saliceto di Cadeo un 58enne, ora il sostituto procuratore Emilio Pisante ha chiesto la condanna di tre persone accusate di tentata estorsione, rapina e lesioni

Il 20 agosto dell'anno scorso fa lo avevano massacrato di botte, ora il sostituto procuratore Emilio Pisante ha chiesto la condanna di tre persone accusate di tentata estorsione, rapina e lesioni. Un uomo, il 20 agosto 2015 a Saliceto di Cadeo, non avrebbe pagato 6mila euro di formaggio e per convincerlo a pagare sarebbe stato aggredito e massacrato di botte da due uomini, su indicazione del creditore.

Si è tenuto il processo davanti al giudice per l’udienza preliminare Adele Savastano. Il pm Pisante ha chiesto 3 anni di reclusione e 1.400 euro di multa per Albereto Benelli (difeso dall’avvocato Aniello Schettino di Parma), un reggiano di 51 anni; quattro anni e 1.600 euro per Giovanni Signifredi (assistito da Guido Gulieri), 54enne, anch’egli residente a Reggio Emilia; 5 anni e 4 mesi oltre a 2.400 euro di multa per Massimo Montanari (difeso dallo studio Noris Bucchi di Reggio Emilia), un altro reggiano di 45 anni.

Dopo complesse indagini dei carabinieri di Fiorenzuola, i tre persone erano stati denunciati nell’agosto dello scorso anno. Secondo la ricostruzione degli investigatori, all’una di notte tre uomini si erano presentati a Saliceto di Cadeo, a casa di un 58enne, pluripregiudicato per truffa, e fingendosi carabinieri si erano fatti aprire la porta. Una volta dentro lo avevano picchiato ferocemente, colpendolo più volte con un bastone, poi lo avevano rapinato del telefono, del portafoglio e dell'auto. L’uomo, che si è costituito parte civile con l’avvocato Claudia Pezzoni (del Foro di Parma), aveva riportato un’invalidità che una perizia ha quantificato nel 25%. Nella vicenda era finito anche un amico del debitore, un56enne piacentino, che era stato minacciato pesantemente dopo il primo pestaggio affinché versasse i soldi - in realtà richiesti al 58enne - con frasi del tenore: «Hai visto cosa è capitato? Preparati anche se non c’entri o se no ti facciamo fare la stessa fine che abbiamo fatto fare all’altra persona».

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Da quel momento i carabinieri del Norm del capoluogo della Valdarda avevano iniziato le indagini. La spedizione punitiva era partita da Reggio Emilia: il 58enne piacentino infatti aveva comprato sei forme di Parmigiano Reggiano in una azienda agricola reggiana, per un valore di circa 6mila euro, pagandole con un assegno scoperto e per questo, all'epoca era già stato denunciato per truffa. La procura aveva così indagato il proprietario dell'azienda agricola truffata dal piacentino, un 48enne e due nomadi di 53 e 44 anni assoldati dall'agricoltore per la spedizione punitiva. I carabinieri, coordinati dal pm Michela Versini prima, e da Pisante dopo, sono riusciti a individuare i tre anche grazie a interecettazioni telefoniche: hanno capito che l'Iphone della vittima era stato ricettato in un negozio di un cinese (denunciato per incauto acquisto) a Reggio Emilia e da lì sono risaliti prima a uno dei due nomadi che materialmente ha venduto il telefono (dovrà rispondere anche di ricettazione) e poi agli altri due.

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